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Con oltre 0 operazioni doganali svolte tra la Gran Bretagna e l'Italia (e viceversa) siamo, oggettivamente, dei veri esperti.

La Dogana nel Contesto di un Trasloco

Contenuti
Preambolo
Introduzione
Eleggibilità per l’Importazione Duty-Free
1. La persona deve essere proprietaria dei beni da oltre un anno
2. La persona deve aver vissuto all’estero per più di un anno
3. Solo persone fisiche, ossia private, possono usufruire di questa cortesia
4. La spedizione deve avvenire nel contesto di un trasloco dei propri beni “di prima necessità”, indipendentemente dalla forma che essi assumono (la presa di residenza)
5. È necessario presentare all’autorità doganale la propria spedizione in modo specifico
5A. Il mandato
5B. L’inventario
5C. La descrizione tecnica dei beni
5D. La fattura proforma
5E. La presa di residenza
Cosa succede quando dobbiamo pagare i diritti
L’ispezione doganale
Le differenze tra le dogane britanniche e italiane
Recuperare l’IVA o la VAT del paese di origine
Ma ero convinto/a che ci fossero accordi tra il Regno Unito e l’Europa che prevedessero l’assenza di tasse d’importazione
Portare l’auto/moto oltre confine in viaggio
Articoli che non possiamo spedire

Preambolo

Prima di procedere con questo articolo, permettetemi di evidenziare alcune terminologie di base che approfondiremo nel testo sottostante, ma che è comunque utile comprendere immediatamente:

“In franchigia” = Duty free

“Dazi e tasse” = il denaro richiesto dal paese al momento di un’operazione doganale nel caso in cui non si qualifichi per l’importazione in franchigia, chiamati anche collettivamente “diritti”

“Formalità doganali” = il disbrigo documentale insieme agli ufficiali doganali durante il passaggio del mezzo di trasporto presso l’ufficio doganale.

Inoltre, vorrei sottolineare un preambolo a questo articolo che potrebbe interessare a chi si sta trasferendo all’estero:
Il traslocatore scelto non ha alcuna influenza sul fatto che si debbano o meno pagare i diritti doganali. Questo fattore è completamente indipendente dagli operatori che svolgono l’attività e dipende interamente dalla situazione personale del proprietario dei beni.
Il traslocatore può semplificare o rendere più complesso il processo doganale, ma non influirà sulla determinazione dello stato duty-free del trasporto. Se non si qualifica per l’esenzione dai diritti, questa sarà valida sia che si utilizzi il traslocatore A, B o C, eccetera.
Detto ciò, nel caso in cui non si qualifichi per l’importazione duty-free, un traslocatore esperto presenterà la documentazione in modo da pagare il meno possibile. Tuttavia, è importante sottolineare che ci sono limiti all’influenza che può avere. Non ci sono traslocatori in grado di farvi pagare solo £1/€1 per i diritti. Tuttavia, un bravo traslocatore potrebbe riuscire a farvi pagare £100 anziché £150… questo sì.

Inoltre, prima di iniziare, desidero sottolineare che, anche se nel seguente articolo parlo principalmente del processo di importazione in Italia, il 99% dei concetti è applicabile anche all’importazione nel Regno Unito. Le poche peculiarità della dogana britannica verranno dettagliate nel capitolo intitolato “La differenza tra le dogane britanniche e quelle italiane” più avanti.

 Introduzione

La grande maggioranza dei paesi civili che aderiscono alle Nazioni Unite consente all’individuo che si trasferisce da un paese all’altro di importare i propri beni usati “duty free”. In sostanza, trasferirsi in un paese è un beneficio per la nazione ricevente, poiché l’individuo tende ad essere produttivo, contribuire al pagamento delle tasse e portare con sé il proprio denaro, contribuendo così all’economia in modo generale. Di conseguenza, i vari governi cercano di agevolare e incoraggiare la migrazione verso i loro territori, e tra i vari meccanismi utilizzati possono concedere la cortesia di un trasferimento agevolato alla persona. È una sorta di scambio: “Vieni a vivere da me; quindi, in cambio, ti concedo una cortesia e non ti faccio pagare dazi e tasse”. Tuttavia, questa è proprio una cortesia, una concessione, non un diritto. La regola è che per l’importazione di un oggetto, il ministero delle finanze del paese ricevente richieda denaro in cambio dell’autorizzazione a utilizzare o consumare quell’oggetto sul loro territorio. L’importazione in franchigia rappresenta un’eccezione a questa regola ed è possibile solo in situazioni molto specifiche.
Una di queste situazioni speciali è appunto il contesto del trasloco. Come ho detto prima, fortunatamente molti paesi aderiscono a questo concetto, ma è importante sottolineare che anche se un paese può aderire concettualmente a questa nozione, ha il pieno diritto di interpretarla ed applicarla secondo il proprio criterio.
Ad esempio, la Svizzera, tra le varie condizioni legate all’importazione in franchigia, permette alla persona che si trasferisce di avere un anno di tempo per effettuare tutte le importazioni che desidera in seguito al trasloco senza pagare dazi e tasse. Ciò significa che, a partire dalla data della prima importazione in franchigia, la persona può organizzare tutte le spedizioni di beni usati che desidera (ovviamente nel contesto del trasloco) per un anno intero. D’altra parte, gli Stati Uniti richiedono che la persona a cui appartengono i beni sia fisicamente presente sul territorio statunitense quando i suoi beni arrivano in dogana. Non importa dove si trovi negli Stati Uniti, l’importazione può avvenire a New York anche se la persona si trova a Los Angeles. Questo non rappresenta un problema. Tuttavia, gli Stati Uniti richiedono che il proprietario dei beni sia presente in qualche parte del paese. Questi sono solo esempi delle peculiarità che ogni paese può imporre per l’importazione duty-free.

Eleggibilità per l’Importazione Duty-Free

Ora, come tutti i paesi, anche l’Italia applica specifici criteri per concedere questa cortesia di non pagare i diritti a chi si trasferisce in Italia, al fine di evitare che questa concessione / cortesia possa essere abusata.

Tra questi criteri vi sono:

La persona deve essere proprietaria dei beni da oltre un anno
La persona deve aver vissuto all’estero per più di un anno
Solo persone fisiche, ossia private, possono usufruire di questa cortesia
La spedizione deve avvenire nel contesto di un trasloco dei propri beni “di prima necessità”, indipendentemente dalla forma che essi assumono (la presa di residenza)
È necessario presentare all’autorità doganale la propria spedizione in modo specifico
5A. Il mandato
5B. L’inventario
5C. La descrizione tecnica dei beni
5D. La fattura proforma
5E. La presa di residenza
Naturalmente, esistono molti altri criteri, ma in sintesi queste cinque clausole sono le più significative per noi “comuni mortali”.

Affronteremo ora singolarmente questi 5 aspetti.

1. La persona deve essere stata proprietaria dei beni per oltre un anno

Questa è forse la regola un pochino più semplice da smarcare in quanto è pragmaticamente difficile determinare ufficialmente se un comodino l’abbiamo comprato 11 mesi fa oppure 13 mesi fa. Quindi, a meno che il bene sia ancora imballato nella sua confezione originale e che avvenga anche un’ispezione doganale, il rischio di una contestazione sull’età di un bene d’uso quotidiano è minimo.

Tuttavia, questa regola non si applica ai beni che sono documentati a nome dell’individuo, come ad esempio un’auto, una moto, una barca a motore o un’opera d’arte di valore elevato. Se, ad esempio, ho vissuto in Inghilterra per 10 anni e mi trasferisco in Italia, e 6 mesi prima del trasloco acquisto un’auto usata, mentre i mobili e gli effetti personali possono essere importati in franchigia, per l’auto dovrò pagare i diritti doganali. Non c’è scampo da questo, poiché la data di acquisizione del bene sarà chiaramente indicata nella documentazione dell’auto.

Il motivo di ciò è che lo Stato ricevente ha il diritto di richiedere un compenso per l’utilizzo o il consumo di un bene sul proprio territorio. Voglio darvi un esempio. Supponiamo che per lavoro sia stato trasferito per tre anni dalla mia azienda a Shanghai e ora il mio periodo di lavoro all’estero sta per concludersi e mi sto preparando per tornare in Italia. La mia permanenza all’estero e il mio trasferimento sono ovviamente completamente legittimi e del tutto normali. Poiché in Cina i costi delle auto sono molto convenienti, decido: “Dal momento che sto già organizzando il trasloco per riguarda i miei mobili e ho già prenotato il container, e la ditta di trasloco mi ha detto che c’è ancora spazio nel mio container. Sapete cosa? Due mesi prima della partenza, compro un’auto a buon mercato e la spedisco in Italia insieme al trasloco, così sarà esentasse. Avrò una bella macchina, che ho pagato poco e non dovrò pagare le tasse.”

Ma lo Stato, invece, dice: “No! Hai fatto questo acquisto dell’ultimo minuto per evitare di pagarmi le tasse che avresti dovuto pagare se avessi acquistato l’auto qui in Italia. Quindi, poiché l’auto ha meno di 1 anno, ti farò pagare le tasse.”

Ripeto, questa regola è meno applicabile ai beni che non richiedono una registrazione, come abbigliamento, mobili, computer, la maggior parte delle opere d’arte, eccetera. Ma è importante essere consapevoli che alcuni beni possono essere facilmente identificabili in termini di età e soggetti a tassazione.

2. La persona deve aver vissuto all’estero per più di un anno

Per spiegare la logica dietro questa particolare condizione dell’importazione duty-free, passerò subito all’esempio e successivamente alla spiegazione.

Supponiamo di essere appassionati dell’arredamento e dello stile di vita in Marocco. Un giorno ci viene un’idea brillante e dichiariamo (e questa è una parola chiave, dichiariamo) di trasferire la nostra residenza in Marocco, magari facendo la registrazione presso l’AIRE (Albo Italiani Residenti All’Estero). Successivamente facciamo un viaggio relativamente breve in Marocco e acquistiamo una quantità infinita di beni… mobili, piastrelle, oggetti vari e altro ancora. Poi torniamo all’AIRE e diciamo che abbiamo cambiato idea e che ritorniamo in Italia con i nostri beni perché non ci troviamo bene in Marocco. In questo modo abbiamo arredato la nostra casa con beni di alto valore che abbiamo pagato poco, senza dover pagare le tasse.

Ma l’Italia risponde: “No, tu hai fatto questo viaggio appositamente per importare questi beni, evitando di passare attraverso un negozio che avrebbe altrimenti pagato le tasse per me. Stai cercando di fare il furbo e quindi ti farò pagare le tasse comunque, perché il tuo trasferimento è falso”.

Prendiamo invece l’esempio di una persona che si trasferisce al di fuori dell’Europa per 18 mesi, magari partendo con un trasloco già esistente e portando con sé una consistente “collezione di beni”. Alla fine del suo periodo all’estero, decide di tornare in Italia. Giustamente, questa persona dice: “Questi sono i miei beni di prima necessità, sto tornando in Italia per contribuire all’economia e essere un buon cittadino”. L’Italia ovviamente è incoraggiata a dire: “Bene, ottimo, ti ringraziamo per il tuo trasferimento da noi per contribuire. Ti concedo la cortesia di importare i tuoi beni duty-free”.

Come fa lo Stato italiano a differenziare tra queste due persone e, soprattutto, tra queste due spedizioni? In questo caso, guarda per quanto tempo la persona ha risieduto all’estero. In assenza di un meccanismo migliore, è stato necessario stabilire un limite arbitrario e decidere che l’importazione duty-free può essere concessa a chi ha vissuto all’estero per 12 mesi. Perché dodici mesi e non 18 o 6? Come ho detto, è stata presa una decisione arbitraria e così è caduta la scelta sui 12 mesi.

Naturalmente, questo criterio può sembrare ingiusto in alcune situazioni, e ne siamo tutti consapevoli. Prendiamo ad esempio la pandemia. Prima della pandemia, eravamo all’oscuro dell’imminente evento di portata globale. Molti giovani hanno lasciato l’Italia per andare a vivere in Inghilterra. Poche settimane dopo, scoppia la pandemia e questi giovani si trovano in una situazione precaria e senza opportunità di impiego, poiché nessuno stava assumendo. Pertanto, molti di loro sono stati costretti a tornare in Italia dove almeno avevano il sostegno delle loro comunità e delle loro famiglie. Se ci fosse stata la Brexit in quel momento, queste persone avrebbero dovuto pagare i diritti doganali sui propri beni al loro rientro in Italia, anche se erano partiti solo poche settimane prima. È ingiusto, ma è così.

Lo Stato italiano ribadisce che l’importazione duty-free è una cortesia, non un diritto:
“Il mio diritto [inteso come Stato] è quello di esigere tasse e dazi al momento dell’importazione del bene. Questa è la regola. Se rientri nei criteri che ti permettono di importare in franchigia e quindi fare eccezione alla regola, sono contento per te. Ma se non rientri in questi criteri, pazienza, dovrai accontentarti.
Inoltre, ogni volta che faccio una ingiustizia tramite questa regola per una persona, sfortunatamente, precludo l’opportunità a altre 20 persone che invece cercavano di eludere le tasse. Pertanto, tenendo conto di tutto, mantengo questa regola senza fare eccezioni”.

3. Solo persone fisiche, cioè persone private, possono usufruire di questa cortesia

Capirete che le spedizioni che attraversano quotidianamente il confine italiano sono milioni al giorno. Letteralmente milioni di movimenti al giorno. La stragrande maggioranza di queste spedizioni viene effettuata da aziende che commerciano, che acquistano, che svolgono le loro attività quotidiane. Solo una minima frazione, piccolissima, delle spedizioni che entrano in Italia riguarda un trasloco. Queste rappresentano una frazione insignificante dello 0,1% del totale. In mezzo a questa enorme mole di spedizioni, come fa lo Stato a distinguere chi sta effettuando un trasloco da chi sta semplicemente effettuando una spedizione commerciale? Soprattutto quando nella stragrande maggioranza dei casi, chi svolge fisicamente il trasloco è proprio un’azienda? Beh, si utilizza il codice fiscale. Attraverso il codice fiscale, lo Stato può determinare se quel movimento è attribuibile a un’azienda o a un privato. Pertanto, lo Stato italiano richiede un codice fiscale per fare la dogana di un trasloco.

Per chi è nato in Italia, in generale, il codice fiscale ci è stato assegnato più o meno alla nascita, quindi il problema non si pone. Ma ad esempio, per chi non ha mai vissuto in Italia e quindi non ha mai avuto motivo di richiedere un codice fiscale, dovrà farlo prima del trasloco per importare i propri beni.

Detto questo, è importante sottolineare che non importa se la tessera del codice fiscale sia scaduta, persa o se abbiamo una tessera sanitaria anziché la tessera bianco e verde. Questo non interessa allo Stato. Ciò che conta è che tu, Francesco, Michela, Giorgia, Pietro, Colin ecc., sia catalogato da qualche parte nei sistemi dello Stato come un essere umano e non come un’organizzazione.

Attenzione, questo non significa che la tua azienda non possa pagare il trasloco, anche in questo caso non interessa al governo chi sta pagando il trasporto dei beni. Ci sono molte situazioni in cui l’azienda può coprire in parte o interamente il costo del trasloco come parte del pacchetto di assunzione. Questo non è rilevante per il governo. Quello che interessa è che quei beni appartengono a una persona e quindi fanno parte del contesto di un trasloco e non di un trasporto commerciale.

Mi permetto qui di fare una piccola parentesi, che non è sempre rilevante ma a volte ci viene chiesta. È possibile spedire a nome di due persone, ad esempio marito e moglie? La risposta semplice è no. I beni possono viaggiare a nome di una sola persona. La casella nei sistemi del Ministero delle Finanze è unica e quindi è possibile inserire solo un codice fiscale. Anche se il bene appartiene effettivamente a due persone, ad esempio un fidanzato e una fidanzata che hanno acquistato quell’articolo insieme dividendo il costo a metà, lo Stato italiano dice “scegliete una persona a cui intestare il bene, ho bisogno che una persona si renda responsabile del bene e non ho interesse a gestire la situazione con due o più persone. Se volete, potete effettuare due spedizioni separate e attribuire alcuni beni a una delle due persone e gli altri beni alla seconda persona… fate come preferite, ma per quanto ci riguarda: una spedizione = un codice fiscale e quindi un proprietario. Punto.”

4. La spedizione deve avvenire nel contesto di un trasloco dei propri beni “di prima necessità”, qualsiasi forma essi prendano

Come già menzionato in precedenza, il concetto dell’importazione in franchigia si applica solo a coloro che stanno trasferendo la propria vita in un determinato paese per contribuire all’economia. In termini pratici, ciò si riferisce solo a coloro che stanno effettuando un trasloco chiamiamolo “primario”.

Prendiamo ad esempio un cittadino italiano che vive in Inghilterra da oltre 10 anni e ha una casa al mare in Sardegna che desidera arredare. Decide quindi di effettuare una spedizione che apparentemente sembra un trasloco: i beni appartengono a una persona fisica, sono beni usati e la persona vive all’estero da molti anni. Questa persona può importare i propri beni destinati alla sua casa vacanze senza pagare i diritti? Lo Stato dice “no, perché tu non stai venendo qui per contribuire al sistema del paese, tu stai effettuando una spedizione a titolo privato per un tuo ‘lusso’. Questi beni non sono necessari per la tua sopravvivenza, sono un extra e tu stai consumando questo extra sul mio territorio, pertanto desidero le mie tasse”.

Pertanto, come fa lo Stato italiano a distinguere tra i traslochi legati a un trasferimento permanente e produttivo di un individuo e la sua famiglia, e quei traslochi che servono solo per arredare una seconda o terza casa, o magari sono regali per familiari che vivono in Italia? La risposta è semplice e complicata allo stesso tempo: la presa di residenza.

La presa di residenza è il concetto cruciale e fondamentale di un’importazione in franchigia o duty-free. È tecnicamente più importante di tutte le altre regole. La presa di residenza.

Poiché l’Italia è uno dei paesi che ha un cosiddetto certificato di residenza (non tutti i paesi hanno questo concetto di certificato di residenza, ad esempio il Regno Unito non lo ha), questo documento regna sovrano ed è il fulcro su cui ruota la modulistica che deve essere preparata e presentata agli uffici doganali (e quindi al Ministero delle Finanze) nella speranza di ottenere l’autorizzazione per importare in regime duty-free.

Desidero affrontare un argomento che ripeterò in altri video, ovvero la modalità di presentazione alle autorità della presa di residenza: è specifica per l’ufficio doganale a cui viene presentata la richiesta. I documenti da presentare per dimostrare l’intenzione o l’esecuzione della presa di residenza variano in base al luogo in cui si effettuano le pratiche doganali in Italia.

Ogni ufficio doganale agisce autonomamente e ha piena autorità per richiedere determinati documenti anziché altri. Pertanto, l’ufficio doganale del Porto di Napoli potrebbe richiedere documenti diversi da quelli richiesti dal Porto di Genova. L’aeroporto di Fiumicino a Roma potrebbe richiedere documenti diversi dalla dogana di Como-Chiasso, e così via. Ogni ufficio doganale ha il pieno diritto di interpretare la legge come ritiene opportuno, in base alle proprie prassi. La legge è la stessa, ma la sua interpretazione e applicazione sono a discrezione dell’ufficio doganale e quindi specifiche per il luogo in cui si svolgono le pratiche doganali.

Questo può sembrare anomalo, ma in molti modi è anche comprensibile. Le responsabilità di un ufficiale doganale sono immense, così come le sanzioni per errori, comportamenti irregolari o violazioni delle norme sono molto pesanti. Inoltre, il livello di controllo a cui sono sottoposti questi ufficiali è rigoroso. L’ufficio doganale dice quindi: “Caro Ministero delle Finanze, tu mi trasferisci queste responsabilità e queste sanzioni, e va bene così. Ma sappi che se la responsabilità è mia, decido io il modo di agire. Tu mi dici cosa fare, ed io decido come farlo”.

Il risultato pratico di tutto ciò è che ogni dogana agisce autonomamente. Alcune dogane richiedono il certificato di residenza originale, altre preferiscono vedere la ricevuta rilasciata dal comune che attesta la richiesta di presa di residenza, altre richiedono il certificato consolare di rimpatrio emesso dal consolato Italiano nel paese di origine, altre ancora richiedono una combinazione di questi documenti. Alcune dogane vogliono vedere la cancellazione dall’AIRE (Albo Italiani Residenti all’Estero), mentre altre potrebbero richiedere una copia dell’email ricevuta dal comune che conferma l’appuntamento del primo colloquio per la presa di residenza. Inoltre, anche se raramente, alcune dogane richiedono semplicemente un’autocertificazione firmata dal cliente in cui si dichiara: “Io, tal dei tali, prometto di ottenere la residenza in Italia entro i prossimi 12 mesi. Firma, tal dei tali”.

E cosa richiederà la dogana al momento dell’arrivo dei vostri beni ve lo potrà dire solo il vostro traslocatore. In base all’ufficio doganale che utilizzano di solito, vi potranno indicare quali documenti presentare. Prendiamo ad esempio un trasloco europeo dal Regno Unito all’Italia: il vostro traslocatore avrà una routine usuale al quale è abituato e sarà familiare con un ufficio doganale specifico che utilizza regolarmente per le importazioni dei beni dei clienti, e cercherà di utilizzare quello stesso ufficio doganale il più spesso possibile, se possibile. Tuttavia, in alcuni casi, la scelta di un ufficio doganale piuttosto che un altro è determinata da esigenze logistiche. Ad esempio, se state effettuando un trasloco intercontinentale da New York a Trapani, non sarebbe fattibile deviare il vostro container verso il porto di Venezia invece che verso il porto di Palermo solo perché la documentazione richiesta a Venezia è più semplice. Infatti, il trasporto da Venezia alla Sicilia raddoppierebbe il costo del trasloco. In tal caso, è meglio accettare la documentazione richiesta dall’ufficio doganale del Porto di Palermo e risparmiare 5000-6000 euro.

Nel nostro caso specifico, ovvero quello della Bolliger UK, quando la Brexit è stata annunciata, consapevoli di questa varietà di uffici doganali italiani, abbiamo esaminato attentamente l’Italia. Personalmente (io, Clemente Bolliger), mi sono impegnato a condurre ricerche approfondite e ho anche effettuato viaggi per parlare con varie persone e individuare la soluzione più semplice per i nostri clienti. È stato uno sforzo cosciente che ha dato i suoi risultati. Dopo mesi di ricerca, abbiamo individuato un ufficio doganale che ci consente di importare mediante una semplice autocertificazione. Non posso svelare il nome per motivi di segretezza industriale e competitiva.

Perché questa logica dell’autocertificazione è un vantaggio per il cliente? Perché ci siamo tanto impegnati nel trovare questa soluzione esaminando l’Italia per mesi? Beh, perché le altre procedure possono complicare notevolmente la vita e il processo di trasloco per il cliente. Prendiamo ad esempio le dogane che richiedono il certificato consolare di rimpatrio. Prima del trasloco, bisogna recarsi al consolato italiano più vicino, che di per sé può essere un’impresa. Come molti sanno, attraversare Londra non è sempre facile, e ancor peggio, se si vive a Brighton, bisogna viaggiare fino a Londra. Inoltre, bisogna alzarsi presto perché una volta arrivati al consolato, ci sarà una fila da fare. Poi, potrebbe capitare che alcuni documenti non siano accettati e si debba ritornare più volte. Per non dire che per ottenere il certificato consolare di rimpatrio, bisogna presentare una lista dei beni che si desidera spedire (non credo che questa regola sia cambiata dall’ultima volta che ho parlato con il consolato). Ciò significa che il cliente deve redigere in anticipo una lista completa di tutti i beni, oppure se si intende utilizzare l’inventario dell’azienda di traslochi, bisogna far eseguire il ritiro da parte della ditta di traslochi, la quale redigerà l’inventario. Successivamente, il cliente dovrà recarsi al consolato per ottenere il certificato consolare utilizzando tale inventario, ma ciò richiede tempo. Di conseguenza, il trasloco dovrà fermarsi in deposito per alcuni giorni o settimane, con relativi costi. E così via.

Oppure supponiamo che la dogana richieda di vedere il cedolino, ovvero la “ricevuta” emessa dal comune in Italia, dove viene confermato e certificato che la persona ha fatto richiesta di presa di residenza e sta aspettando il certificato di residenza.
Quindi, dopo aver organizzato il trasloco con il traslocatore ma prima del ritiro dei beni, il cliente deve viaggiare in Italia per prendere un appuntamento con l’ufficio competente del comune, fare il colloquio e ottenere questa ricevuta. Successivamente, deve tornare in Inghilterra per supervisionare il trasloco e consegnare questa ricevuta al traslocatore, per poi ripartire verso l’Italia. Naturalmente, tutto ciò diventa ancora più complicato se il comune di destinazione si trova lontano dall’aeroporto più vicino. Diventa un processo estremamente complesso. Inoltre, quando si effettuano questi colloqui per la presa di residenza, non c’è uno sportello di servizio, bisogna prendere un appuntamento. E quando viene assegnato questo appuntamento? Tra pochi giorni? Una settimana? Tutto questo rende il processo di trasloco molto scomodo per il cliente, che deve anche occuparsi di molte altre cose. Dopotutto, il trasloco è solo una parte dell’intero processo di trasferimento all’estero.

In definitiva, noi di Bolliger UK abbiamo voluto evitare tutto ciò ai nostri clienti e abbiamo investito tempo e risorse per trovare la soluzione più semplice possibile per coloro che si affidano a noi. Fondamentalmente, raccogliamo i dati dal cliente e li organizziamo su una serie di documenti standard che abbiamo sviluppato nel tempo. Successivamente, li sottoponiamo al cliente per la firma. Ecco fatto. Inoltre, facciamo tutto online in modo che il cliente non debba nemmeno preoccuparsi di stampare, firmare, scansionare e inviarci i documenti. Basta aprire l’e-mail, fare clic sul link, leggere i documenti e, se necessario, apportare modifiche. Poi si firma con il dito o con il mouse e si invia. Pensiamo noi al resto.

Devo anche dire che la dogana che abbiamo selezionato non solo ci consente di adottare questo eccellente livello di pragmatismo, ma sono anche molto competenti. Sono efficienti, veloci, chiari, coerenti. Ovviamente, come in tutte le dogane, vengono effettuate ispezioni, il che è normale. Tuttavia, sono sempre efficienti e gentili. Devo dire che, avendo gestito letteralmente migliaia di operazioni doganali, non ho mai avuto problemi o intoppi con loro.

Nota finale sulla presa di residenza per l’importazione duty-free: Abbiamo avuto il caso di una gentilissima cliente che si era trasferita nel Regno Unito ormai dieci anni fa. Di recente, ha deciso di chiudere la sua casa in Italia e venderla, e voleva portare in Inghilterra i mobili di quella casa. Poiché al momento della sua migrazione originale non aveva effettuato un trasloco, teoricamente sperava di poter beneficiare di questa situazione per importare i beni duty-free nel Regno Unito. Tuttavia, il governo britannico non glielo ha concesso e ha dovuto pagare i diritti. Questo perché la presa di residenza nel contesto di un trasloco duty-free ha una scadenza. In generale, abbiamo 1 anno di tempo dal momento in cui prendiamo la residenza nel paese di destinazione per effettuare il trasloco e qualificarsi per l’importazione in franchigia.

5. Bisogna presentare la propria spedizione all’autorità doganale in modo specifico

Come in molti altri aspetti della vita, non è importante solo il contenuto, ma anche la presentazione delle informazioni. Lo stesso vale per il processo delle formalità doganali.

Il primo passo fondamentale è avere un operatore doganale. La materia doganale è complessa ed estesa, sviluppata nel corso dei millenni dal commercio svolto dai nostri avi. Esistono persino lauree universitarie specifiche su questo argomento, ed è necessario avere un elevato livello di preparazione e le licenze adeguate per interagire con l’ufficio doganale. Si tratta di badge che attestano la nostra capacità di dialogare con gli ufficiali doganali e utilizzare i vari software. Naturalmente, le persone comuni non possiedono tali licenze e quindi si avvalgono dei servizi di un intermediario, chiamato in italiano “spedizioniere doganale” o “operatore doganale”, o “customs broker” in inglese. Questi professionisti si occupano esclusivamente di questo mestiere e di solito hanno il loro ufficio vicino all’ufficio doganale associato al loro badge, in modo da poter intervenire di persona quando necessario o presenziare alle ispezioni della merce da parte degli ufficiali doganali.

I badge degli spedizionieri doganali sono specifici per un determinato ufficio doganale. Ad esempio, se il badge di un certo spedizioniere è abilitato per la dogana di Roma, quell’operatore non potrà ufficialmente interagire con la dogana di Como. È importante sottolineare che ogni dogana è autonoma e ha la propria “giurisdizione”. A volte ci contattano clienti che ci dicono: “La mia spedizione è bloccata presso la dogana XYZ da dieci giorni e non riesco a trovare una soluzione. Potete intervenire?” Sfortunatamente, la risposta è probabilmente “no”, poiché i nostri contatti sono specifici per una particolare dogana e non abbiamo il diritto di intervenire sulle spedizioni di un’altra dogana. Ciò è ancora più vero quando si tratta di “dogane private”. Ad esempio, grandi operatori di trasporto come FedEx, DHL e TNT hanno un volume di spedizioni così elevato che intaserebbero l’ufficio doganale locale. Di conseguenza, si accordano direttamente con il ministero delle finanze e pagano per avere due (o più) ufficiali doganali presso il proprio magazzino, in modo da poter svolgere le operazioni direttamente nella loro sede. Questo sistema è eccellente per evitare ritardi, ma preclude qualsiasi intervento da parte di terzi esterni.

A questo punto, vorrei fare un’altra osservazione sugli spedizionieri doganali. Dato che esistono praticamente infinite tipologie di merci, nel corso del tempo molti operatori doganali si specializzano in specifici settori merceologici. Naturalmente, ci sono spedizionieri “tuttologi” che sono molto bravi in generale, ma quando si tratta di articoli particolari con legislazioni specifiche, possono sorgere problemi. È un po’ come la differenza tra un medico generico e un cardiologo. Il primo ha una conoscenza più “generalizzata”, mentre il secondo è specializzato nel cuore e si concentra solo su quella materia. Lo stesso principio si applica agli spedizionieri doganali.

Purtroppo, le masserizie, che è il termine tecnico per la classe di beni che comprende i mobili e gli effetti personali usati, sono una di quelle tipologie merceologiche che richiedono uno specialista. Le masserizie navigano in una sfera legislativa molto complessa e nebulosa, che spesso entra in contrasto con le normali regole che si applicano agli altri tipi di trasporti. Vi sorprenderà sapere che è più facile trovare un operatore doganale specializzato in materiali radioattivi o articoli di natura bellica che uno specializzato in masserizie. Strano ma vero.

Di conseguenza, avrete capito che il numero di spedizionieri doganali in Italia (e nel mondo) è limitato. E ne servono due, uno nel paese di origine e uno nel paese di destinazione. Questo perché tutte le operazioni doganali, sono composte da due operazioni doganali: la export e la import. E richiedono l’intervento di due operatori doganali, uno nello stato di partenza e uno nello stato di arrivo. In genere, gli operatori doganali gestiscono sia le esportazioni che le importazioni, a seconda della direzione del trasporto. Ma in ogni caso, ne servono due, uno in ogni paese, perché le particolarità legislative di ogni stato sono spesso simili, ma specifiche per quella nazione.

Nel nostro caso, ovvero quello di Bolliger UK, in Inghilterra non eravamo soddisfatti degli intermediari che abbiamo trovato a seguito della Brexit. Pertanto, ci siamo attivati per diventare noi stessi operatori doganali. Abbiamo seguito corsi, acquistato software, ottenuto le licenze e assunto personale dedicato. Dalla prima metà del 2021, siamo pienamente registrati come spedizionieri doganali presso l’HMRC e gestiamo direttamente tutte le spedizioni dei nostri clienti.

Nel caso dell’Italia, grazie alla nostra storia, abbiamo la fortuna di avere rapporti con un operatore doganale con cui collaboriamo da oltre 25 anni. Le nostre famiglie collaborano ormai da generazioni. Personalmente, ho avuto l’onore di lavorare con tre generazioni di questa azienda. All’inizio della mia carriera ho lavorato con il signor Luigi, poi ho collaborato strettamente con Paolo, e ora abbiamo il piacere di lavorare con Valeria. Sono una famiglia di professionisti dedicati al mondo delle masserizie e delle belle arti, e ci riteniamo fortunati ad avere questo magnifico rapporto. Inoltre, mi permetto di dire che sono gli operatori doganali prescelti e gli unici autorizzati ad operare per conto dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia. Quindi, possiamo affermare di essere in ottime mani.

A questo punto, una volta identificati gli uffici doganali in cui si vogliono svolgere le formalità doganali e gli operatori doganali con cui si collaborerà, si passa alla documentazione.

Per quanto riguarda le masserizie, la documentazione si suddivide in linea di massima in cinque documenti:

A. Mandato allo spedizioniere doganale per operare a nome della persona che si trasferisce (cioè l’intestatario della spedizione)
B. Lista dei beni da trasportare, ossia l’inventario o “packing list”
C. Descrizione tecnica dei beni, che include i pesi e le misure dei colli, nonché i codici doganali dei beni
D. Fattura proforma
E. Presa di residenza

È importante ricordare che tutti i documenti descritti sopra vengono preparati da noi. Vi verrà solo chiesto di controllarli e firmarli online. Dopo aver completato migliaia di operazioni doganali, siamo diventati incredibilmente efficienti in questo processo.

Ora, vediamo ciascun documento nel dettaglio.

5A. Il mandato

Come abbiamo spiegato in precedenza, il cittadino comune non è autorizzato a interagire direttamente con la dogana. È necessario un intermediario certificato, ovvero lo spedizioniere doganale. Tuttavia, dal momento che i beni appartengono a noi e non allo spedizioniere doganale, è necessario conferire a quest’ultimo un mandato per operare a nostro nome. Di solito, si tratta di un documento standard preparato dallo spedizioniere doganale al quale dobbiamo apporre la nostra firma. Questo documento permette all’incaricato di agire per nostro conto, ma al contempo lo solleva da ogni responsabilità riguardo al contenuto della spedizione. In altre parole, se fosse necessaria un’autorizzazione particolare per movimentare un bene specifico, come ad esempio un animale vivo o un’arma da fuoco, tale responsabilità rimane a carico del proprietario e non dello spedizioniere doganale.

5B. L’inventario

La “packing list” è una descrizione dei beni che stiamo trasportando, elencati collo per collo (ovvero scatola per scatola), e deve essere redatta in una lingua ufficialmente riconosciuta dalla dogana presso cui si stanno svolgendo le formalità. Pertanto, nel Regno Unito e negli Stati Uniti si accettano solo inventari in inglese, mentre in Svizzera si accettano inventari in italiano, francese, tedesco e inglese, e in Italia si accettano solo inventari in italiano. Se il paese in cui viene effettuata la dogana di esportazione parla una lingua diversa da quella del paese di importazione, sarà necessaria una traduzione.
Dal momento che la Bolliger UK opera principalmente tra il Regno Unito e l’Italia, abbiamo sviluppato un documento inventario diviso in due parti: metà in italiano e metà in inglese, in modo che lo stesso documento possa essere accettato da entrambi gli stati.
Nel caso dei traslochi, l’inventario viene compilato presso la residenza del cliente durante la fase di ritiro dei beni, e i nostri colleghi addetti all’imballaggio scriveranno nella lingua che preferiscono (solitamente l’italiano). Successivamente, i nostri colleghi del dipartimento dogane stileranno la traduzione sullo stesso documento presso l’ufficio. L’inventario può essere compilato a mano e non è necessario che sia necessariamente digitato a macchina, l’importante è che sia leggibile.

5C. La descrizione tecnica dei beni

Questo è un documento un po’ più universale, in quanto non è necessario che sia in una particolare lingua, poiché il suo contenuto è codificato in numeri e codici che rappresentano misure, pesi e codici merceologici specifici dei paesi in cui si stanno svolgendo le formalità doganali.
In alcuni casi, per altri tipi di trasporto, questo documento è “incorporato” insieme all’inventario per semplificare le procedure. Tuttavia, di solito manteniamo separata la descrizione tecnica dei beni dalla packing list e la inseriamo nel documento di trasporto internazionale, la CMR, che è un documento obbligatorio per i camion che viaggiano al di fuori del proprio territorio “nativo”.

5D. La fattura proforma

La cosiddetta “Fattura Proforma” è il documento finanziario con cui si descrive alle autorità doganali la spedizione in termini economici. È importante ricordare che la dogana fa parte del Ministero delle Finanze e, quindi, ciò che interessa davvero alla dogana è il linguaggio del denaro. Le spedizioni commerciali sono accompagnate dalla “Fattura”, mentre le spedizioni di privati utilizzano la “Fattura Proforma”.
Essenzialmente, la fattura proforma fornisce alle autorità informazioni sulla natura e la motivazione della spedizione. Tra le molte informazioni contenute nella proforma, il valore è uno dei dati essenziali. Tuttavia, per i traslochi in cui si usufruisce del regime duty-free, il valore è semplicemente un dato statistico da fornire alla dogana.
Le convenzioni internazionali prevedono che il valore di una spedizione venga calcolato in base al principio del CIF (“Cost”, “Insurance” e “Freight”). Di solito, l’assicurazione (la “I” del valore CIF) viene impostata a zero (tranne in alcuni casi molto specifici, come ad esempio per opere d’arte). Le parti C e F vengono invece calcolate in base a determinati criteri. Nel caso delle “masserizie” (termine tecnico per i beni privati di un trasloco), dato che sarebbe complesso esaminare ogni singolo trasloco, si utilizza una stima forfettaria basata principalmente sul peso, calcolato mediante una media ponderata in base al volume.
Il valore F (ovvero il costo del trasporto) del CIF prevede altri calcoli complessi stile NASA.
In questo modo si ottiene il famoso valore CIF.
Non entrerò troppo nel dettaglio dei calcoli sopra menzionati, poiché alla fine sono una sorta di segreti aziendali. Tuttavia, posso dire che, a fini doganali, il valore tende generalmente a variare tra i 130 e i 180 euro per metro cubo di spedizione.
Detto ciò, è mio dovere rassicurarvi che questo valore riguarda solo gli aspetti doganali e non ha nulla a che fare con l’assicurazione. L’assicurazione non terrà mai conto di questo valore e, allo stesso modo, la dogana non considererà il valore ai fini assicurativi nel caso si decida di stipulare un’assicurazione aggiuntiva. I due processi procedono su binari assolutamente separati.

5E. La presa di residenza

Arriviamo ora a uno dei documenti chiave, che abbiamo già discusso in precedenza. La presa di residenza è il documento che certifica allo stato di destinazione, ad esempio l’Italia, che il trasporto, il trasloco o la spedizione, come vogliamo chiamarla, rappresenta effettivamente un trasferimento della vita quotidiana dell’individuo che si trasferisce per contribuire al sistema del paese dopo una permanenza all’estero. Come già accennato, la forma in cui questo documento viene richiesto varia a seconda dell’ufficio doganale in cui si svolgono le formalità doganali.
Mi preme evitare ripetizioni, ma è importante sottolineare che alcune dogane richiedono l’originale del certificato di residenza, mentre altre preferiscono una ricevuta rilasciata dal comune come prova della richiesta di presa di residenza. Alcune potrebbero richiedere il certificato consolare di rimpatrio emesso dal consolato Italiano del paese di origine, mentre altre potrebbero richiedere la cancellazione dall’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). In alcuni casi, potrebbe essere necessaria una combinazione di questi documenti. Fortunatamente, per alcune dogane basta un’autocertificazione che attesti l’intenzione del titolare della spedizione di ottenere il certificato di residenza in Italia entro i prossimi 12 mesi a partire da una data specifica. È però importante tenere presente che l’autocertificazione è di solito poco accettata e rappresenta un’eccezione nel contesto degli uffici doganali.
La dogana che utilizziamo in Italia ci consente di utilizzare l’autocertificazione e, inoltre, ci permette di farlo online. Questo non solo evita una serie di complicazioni che altre dogane non possono evitare (giustamente), ma elimina anche la necessità di stampare, firmare, scansionare e inviare i documenti via e-mail. Tutto può essere fatto con un dito (se si utilizza il cellulare) o con il mouse (se si utilizza un PC).

Cosa succede quando dobbiamo pagare i diritti

Bisogna dire che nella grande maggioranza dei casi i nostri clienti sono eleggibili per l’importazione dei loro beni in franchigia. Questo perché di solito si tratta di un vero e proprio rimpatrio dopo una permanenza all’estero o di un trasferimento oltremare alla ricerca di nuove opportunità. Tuttavia, a seconda delle circostanze personali di ogni cliente, potrebbero verificarsi situazioni che richiedono il pagamento dei diritti di importazione. È importante ricordare che l’importazione in franchigia è una cortesia estesa dal paese ricevente alla persona o alla famiglia che si sta trasferendo, non un obbligo.
In questi casi, la soluzione è piuttosto semplice: si pagano “i diritti”. I costi imposti dal paese in cui stiamo importando i beni vengono definiti genericamente “i diritti” e sono composti da diverse tasse con scopi e destinazioni diverse. In generale, i diritti per un trasloco sono costituiti da due tasse: l’IVA e i dazi. Ci sono altre tipologie di tasse, come ad esempio le accise, ma queste solitamente non sono applicate ai traslochi e non sono rilevanti per questo articolo.
L’IVA è la tassa che conosciamo tutti e che in Italia è del 22%, mentre nel Regno Unito è del 20%. Come ben sappiamo, l’IVA è una tassa sul consumo e rappresenta il diritto del paese a richiedere una tassazione sull’uso e il consumo di beni sul proprio territorio.
I dazi, d’altra parte, sono una tassa che si applica come strumento di controllo dei flussi di prodotti esteri nel paese al fine di proteggere i produttori nazionali. Ogni tipo di articolo ha un proprio dazio associato in base a valutazioni fatte dagli economisti del paese. Ogni paese, a sua volta, può ricalcolare i dazi in base alle proprie esigenze politico-economiche. In alcuni casi, i dazi possono variare se lo stesso prodotto proviene dall’India anziché dalla Cina, ad esempio, o se proviene dalla Colombia anziché dal Brasile. Ciò viene fatto per promuovere o limitare i flussi commerciali tra determinati paesi.
Spetta allo spedizioniere doganale e agli ufficiali doganali calcolare i dazi e le tasse per ogni spedizione. Quando la spedizione attraversa il confine duty-free, il problema è semplicemente statistico e richiede poco impegno. Tuttavia, quando i diritti devono essere applicati perché il cliente non rientra nell’importazione in franchigia, si instaura un dialogo più approfondito tra lo spedizioniere e l’ufficiale doganale assegnato alla spedizione. Questo dialogo può richiedere un processo di “domanda e risposta” e di conseguenza il traslocatore non sarà in grado di prevedere esattamente al centesimo l’importo dei diritti prima delle effettive formalità doganali. La decisione finale spetta all’ufficiale doganale, il cui ruolo è esaminare attentamente ogni pratica e determinare in modo equo i vari valori per arrivare a un importo finale. Questo importo non è contestabile.
È importante sottolineare che i dazi possono variare per ogni tipo di bene importato. Fortunatamente, grazie all’esperienza accumulata nel settore dei traslochi e considerando che trattiamo ripetutamente la stessa gamma di merci, possiamo fare una stima ponderata. In generale, gli articoli tipici importati durante un trasloco hanno dazi compresi tra l’8% e il 13%. Quindi, in media, ci si può aspettare che i dazi per un normale trasloco siano intorno all’11% (in realtà sarebbe 11,2%, ma approssimiamo al 11%).
Pertanto, quando un cliente ci chiede quanto dovrà pagare in diritti per un trasloco di effetti personali e mobili usati… la risposta è: il 33% in Italia (22% di IVA + 11% di dazi) e il 31% in Inghilterra (20% di VAT + 11% di dazi) sul valore doganale dei beni.

Adesso, forse ricorderete dalla sezione “la Fattura Proforma” sopra menzionata che il valore doganale considerato per un trasloco tradizionale si aggira tra 130 euro e 180 euro per metro cubo. Se moltiplichiamo per il 33%, otteniamo una stima dei diritti che va da circa 42,9 euro a 59,4 euro, ossia circa 35-50 sterline per metro cubo. Naturalmente, questo è un numero statisticamente medio e non può essere considerato al 100% affidabile, in quanto l’ufficiale doganale deve tenere conto di molte variabili e ogni situazione è unica. Tuttavia, rappresenta un ottimo punto di partenza per le vostre valutazioni.
Quindi, un trasloco di medie dimensioni con un volume di 10 metri cubi potrebbe comportare diritti compresi tra 350 e 500 sterline se non si qualifica per l’importazione in franchigia, mentre un trasloco di 20 metri cubi potrebbe richiedere tra 700 e 1000 sterline. E così via. Questi sono sicuramente importi che sarebbe preferibile evitare, ma speriamo che non siano proibitivi considerando il contesto generale di un trasloco.
Tuttavia, è importante sottolineare che questa stima non è applicabile a oggetti considerati speciali, come motocicli, autovetture o quadri di alto valore. Questi oggetti seguono un processo diverso e sono soggetti a meccanismi diversi.
Basta dire che i diritti per i ciclomotori possono variare tra 500 e 1000 sterline a seconda del modello e dell’età, mentre per le motociclette possono andare da 1000 a 3000 sterline, e per le autovetture ancora di più. Inoltre, vogliamo sottolineare che né il traslocatore scelto, né l’ufficio doganale utilizzato, né lo spedizioniere doganale hanno alcuna influenza sull’importo dei diritti da pagare. L’unico valore aggiunto nella scelta di un ufficio doganale rispetto a un altro riguarda la collezione di documenti necessari per ottenere l’esenzione dai diritti (e quindi la complessità di raccoglierli). Nel caso in cui un cliente non qualifichi per l’importazione in franchigia, non ci sono differenze tra gli uffici doganali nel modo in cui calcolano i valori. La dogana di Napoli non farà pagare più o meno della dogana di Civitavecchia. Sono tutte uguali. L’unica variabilità, che sottolineiamo essere minima, può essere presente tra un ufficiale doganale e un altro, ma questo perché c’è sempre un elemento di discrezionalità nel ruolo svolto dagli ufficiali doganali. Tuttavia, questa discrezionalità si riflette in una variazione percentuale minima tra un ufficiale e l’altro, in quanto gli ufficiali tendono ad essere coerenti tra loro.

L’ispezione doganale

Tutti gli uffici doganali hanno il diritto di approfondire una particolare spedizione attraverso ispezioni, che possono assumere forme più o meno impegnative. La forma di ispezione più semplice è la “ispezione documentale”, in cui la dogana prende un momento per esaminare più attentamente una determinata pratica. Altre ispezioni possono essere più “severe”, ad esempio un’ispezione ai raggi X, un’ispezione visiva esterna o un’ispezione fisica in cui gli ufficiali vogliono aprire fisicamente tutte o alcune scatole per verificare che il contenuto corrisponda alla documentazione.
Le ispezioni sono rare. Negli ultimi due anni, da quando è iniziata la Brexit, abbiamo avuto solo un’ispezione ai raggi X. Le ispezioni documentali si verificano circa una volta al mese, ma tenete presente che la Bolliger UK gestisce oltre mille trasferimenti all’anno, quindi 12 ispezioni doganali su 1000 spedizioni non rappresentano una grande proporzione.
Le ispezioni doganali comportano un costo, che aumenta in base alla gravità dell’ispezione. In genere, le ispezioni documentali hanno un costo relativamente contenuto, quindi la Bolliger UK tende a coprirle direttamente senza addebitare nulla al cliente. Tuttavia, nella rara eventualità di un’ispezione più severa, il costo viene di solito trasferito al cliente. Ma sono situazioni così rare che non è qualcosa di cui preoccuparsi. Di solito non ci sono motivazioni specifiche per le ispezioni, sono generalmente a random. Tuttavia, alcuni paesi di origine hanno una maggiore probabilità di essere ispezionati. Ad esempio, le spedizioni provenienti dalla Colombia hanno una maggiore probabilità di essere ispezionate rispetto a quelle provenienti dalla Svizzera, per fare un esempio. Inoltre, un ufficiale doganale può richiedere un’escalation di ispezioni se nota qualcosa di sospetto. Ad esempio, se un’ispezione documentale rivela qualcosa di strano, l’ufficiale può ordinare una scansione ai raggi X e successivamente un’ispezione esterna, e così via.
Alcuni paesi sono più propensi a effettuare ispezioni, ad esempio gli Stati Uniti. Negli Stati Uniti vengono effettuate molte più ispezioni rispetto al resto del mondo. Tuttavia, l’Italia e il Regno Unito non sono particolarmente aggressivi da questo punto di vista.

Le differenze tra le dogane britanniche e italiane

Il Regno Unito segue fondamentalmente criteri molto simili all’Italia per determinare l’eligibilità al duty-free o per valutare i diritti. La differenza sostanziale riguarda la presa di residenza, poiché il Regno Unito non ha il “certificato di residenza” presente in altri paesi.
Per consentire al governo britannico di valutare se si è idonei all’importazione duty-free, è necessario accedere al sito web governativo e compilare il modulo ToR: https://www.gov.uk/guidance/application-for-transfer-of-residence-relief-tor1

È necessario compilare un’applicazione e degli operatori (umani) valuteranno la richiesta. In caso di esito positivo, verrà emesso un numero univoco chiamato “ToR” (Transfer of Residence). Questo numero dovrà essere fornito ai traslocatori scelti e sarà da loro inserito nella documentazione necessaria per l’importazione duty-free. Senza il numero ToR, non è possibile importare in franchigia, e non ci sono eccezioni.
È possibile avviare una comunicazione via e-mail con gli operatori responsabili della valutazione del ToR nel caso si desideri contestare la decisione presa, ma è importante sapere che raramente cambiano idea una volta presa una decisione. Pertanto, si consiglia di compilare il modulo online con la massima accuratezza. Per ulteriori spiegazioni e guide, si consiglia di visitare il seguente sito web governativo: https://www.gov.uk/guidance/transfer-of-residence-to-great-britain

Si presta attenzione al fatto che i traslocatori non possono aiutare con la compilazione di questo modulo. È compito esclusivo del cliente. Inoltre, non è necessario aver scelto un traslocatore al momento della compilazione. L’applicazione per il ToR è completamente indipendente dalla scelta del fornitore di servizi di trasloco e dalla modalità di trasporto.
Si suggerisce di dedicare la massima attenzione all’applicazione per il ToR il prima possibile. L’ufficio governativo responsabile (HMRC, His Majesty’s Revenue and Customs) potrebbe impiegare fino a 4 settimane per fornire una risposta. In genere, si riceverà una risposta via e-mail entro una settimana, ma in periodi di elevata richiesta o di rallentamenti, il sistema potrebbe impiegare fino a 3 settimane. È raro dover attendere 4 settimane, sinceramente, ma non possiamo dire che non avviene. Pertanto, si consiglia di avviare questa procedura con largo anticipo per evitare eventuali disagi, tenendo presente che il numero ToR è valido per 12 mesi dalla sua emissione, quindi il rischio di scadenza è minimo. Inoltre, come già detto, il modulo non richiede di specificare il traslocatore scelto, quindi può essere compilato in parallelo ed indipendentemente dalla valutazione dei preventivi ricevuti dai traslocatori. Una nota importante: se il cliente intende ottenere un numero ToR, un traslocatore serio non avvierà la spedizione fino a quando non si sarà ricevuto il numero ToR. Se per qualsiasi motivo l’HMRC (l’ufficio ToR) dovesse ritardare e la spedizione fosse già in viaggio, si potrebbe incorrere nel pagamento dei diritti doganali, il che sarebbe un peccato. Per evitare ciò, basta pianificare in anticipo e risparmiarsi il problema.
Naturalmente, se si ha urgenza di ricevere i propri beni e si decide che attendere il numero ToR non è conveniente, si è pienamente liberi di farlo, basta comunicarlo ai traslocatori, che si adatteranno di conseguenza.

Recuperare l’IVA o la VAT del paese di origine

È raro, ma ci sono situazioni in cui può essere economicamente vantaggioso per il cliente recuperare l’IVA su acquisti effettuati poco prima del trasloco. Come accennato precedentemente, in generale i paesi di destinazione non concedono l’importazione duty free per gli articoli acquistati meno di un anno prima. Tuttavia, in certi casi, si può fare leva su questa regola. Mi spiego.

Supponiamo di essere un cliente che sta per traslocare da Londra a Milano e decide di acquistare una cameretta spendendo £2000 poche settimane prima della partenza. Perché dovrei pagare l’IVA (che è una tassa sul consumo) al paese se poi utilizzerò questi beni in un altro paese? Specialmente se il paese di destinazione mi applicherà la sua IVA? Se il negozio è disposto ad aiutare, è possibile recuperare l’IVA del paese di origine.

Si sottolinea che per questa operazione, la società di traslochi ha un ruolo limitato, ma riteniamo importante spiegarlo.

Quando si effettua un acquisto di un certo importo, se il negozio è abituato a questa pratica e ha un numero EORI (che non tutti i negozi hanno), è possibile comunicare al negozio che tali beni sono destinati all’esportazione e si desidera una fattura. La fattura deve soddisfare i seguenti requisiti:
– Deve essere intestata all’individuo a cui sarà intestato il trasloco (quindi, se il trasloco sarà intestato alla moglie, la fattura non può essere intestata al marito).
– Deve essere intestata all’indirizzo estero di destinazione del trasloco.
– La fattura deve contenere il numero EORI del negozio da qualche parte.

Con questa fattura, il traslocatore può gestire un’operazione doganale separata (parallela all’operazione doganale per gli altri beni del trasloco) specifica per questa fattura. Questa operazione doganale genera un numero / codice chiamato MRN, che viene fornito al cliente dal traslocatore e poi trasmesso al negozio (da parte del cliente). Successivamente, il negozio rimborserà l’IVA pagata al momento dell’acquisto al cliente (nei suoi tempi).

È importante sottolineare che ogni operazione doganale ha un costo. Nel caso di Bolliger UK, il costo è di £200 (£100 per le formalità di esportazione e £100 per le formalità di importazione). Pertanto, se il risparmio dell’IVA non supera le £200, l’operazione potrebbe non valere la pena.

Attenzione:
– La società di traslochi non è tenuta a interagire con il negozio. Infatti, molti negozi preferiscono trattare direttamente con il cliente poiché si tratta di questioni finanziarie. La gestione della relazione con il negozio è completamente a carico del cliente. La società di traslochi può solo occuparsi dell’operazione doganale e fornire il numero MRN a conclusione della stessa. Null’altro.
– È importante ricordare che l’IVA da qualche parte bisogna pagarla. Pertanto, ottenere un rimborso dell’IVA significa pagare l’IVA nel paese di destinazione (come l’Italia).
– Ogni fattura presentata alla dogana richiede un’operazione doganale separata. Quindi, se si stipulano accordi con cinque negozi diversi e si presentano cinque fatture, il costo delle varie operazioni doganali sarà di 5 x £200 = £1000.
– Se si visita lo stesso negozio due volte e si ottengono due fatture, queste saranno considerate come due fatture separate, come se fossero di due negozi diversi. Pertanto, il costo delle formalità doganali sarà doppio.

Inoltre, è importante considerare che le imposte IVA possono essere simili tra i paesi. Ad esempio, in Italia è del 22% e nel Regno Unito è del 20%. Vale la pena sottoporre a questa procedura un costo di £200/€200 (oltre allo sforzo mentale del cliente) per risparmiare il 2%? Questa valutazione può essere fatta solo dal cliente.

Detto quanto sopra, va tenuto presente che questa operazione può essere vantaggiosa quando l’IVA nel paese di origine è significativamente superiore all’IVA nel paese di destinazione. Ad esempio in Svizzera l’IVA è dell’7.7% (8.1% a partire dal 2024). Perciò, facciamo conto che in Italia un oggetto costa €10.000 più €2.200 di IVA. Se si effettua questa operazione e l’IVA applicata in Svizzera è di €770, il risparmio sull’IVA sarebbe di €1.430, che, tenendo conto dell’extra operazione doganale di €200, rappresenta un risparmio di €1.230 che non va sottovalutato. Tuttavia, come detto, questa situazione si verifica solo quando la differenza tra l’IVA nel paese di origine e l’IVA nel paese di destinazione è significativa.

Ma ero convinto/a che ci fossero accordi tra il Regno Unito e l’Europa che prevedessero l’assenza di tasse d’importazione

E ora temo che sia giunto il momento in cui è mio dovere smontare questa “leggenda metropolitana”. Mi dispiace.

Vi ricordate quando Boris Johnson è apparso in TV la Vigilia di Natale per annunciare trionfalmente “abbiamo un accordo con l’Europa!!”? Bene, non sto dicendo che stesse mentendo, ma non stava neanche raccontando tutta la verità.

In effetti, esiste un accordo che evita l’applicazione dei dazi su beni prodotti nel Regno Unito e in Europa. Su questo non sto mettendo in discussione nulla. Tuttavia, questo accordo è fondamentalmente inapplicabile per gli effetti personali usati appartenenti a individui privati.

Prima di tutto, questo accordo riguarda solo i dazi. L’IVA/VAT è comunque applicabile. E se vi ricordate da uno dei capitoli precedenti, i diritti doganali per i traslochi sono composti da due imposte: i dazi (che rappresentano l’11%) e l’IVA (che rappresenta il 20%/22%). Questo è sicuramente un vantaggio per le aziende, perché possono recuperare l’IVA. Ma per noi comuni mortali, che abbiamo un codice fiscale e non una partita IVA e un numero EORI, non è così.
Inoltre… questa esenzione dai dazi si applica solo a:
– Beni che sono stati prodotti completamente nel Regno Unito o in Europa, e
– Che sono accompagnati da una certificazione ufficiale che attesti che siano stati prodotti in Europa o nel Regno Unito.

Ancora una volta, anche in questo caso, l’esenzione è una cortesia, non un diritto. Pertanto, è raro qualificarsi per l’esenzione.
Parliamo prima di questa certificazione. Quanti di noi conservano la documentazione relativa ai mobili, ai vestiti e alle stoviglie che acquistiamo nel corso della nostra vita? Pochi, molto pochi.
E anche se fossimo una di quelle persone che conservano copia di ogni singola ricevuta di ogni oggetto che abbiamo mai acquistato (anche dei calzini), quelle ricevute non dimostrano che il bene è stato prodotto in quel paese. Dimostrano solo che quegli oggetti sono stati acquistati in quel paese, non che siano stati prodotti in quella nazione.
E anche se fosse che l’oggetto è prodotto in Europa (ad esempio i mobili della Floss che sono rinomati per essere prodotti quasi interamente in Germania), se non abbiamo un Certificato di Provenienza ufficialmente riconosciuto che identifichi specificamente quell’oggetto tramite un numero seriale univoco… la dogana non lo accetterà. Punto.

Inoltre, la verità è che la stragrande maggioranza dei nostri beni non è stata prodotta né in Europa né nel Regno Unito. La verità è che il 90% dei nostri beni è stato prodotto (almeno in parte) in paesi come India, Cina, Sri Lanka, Indonesia, Taiwan, Brasile, ecc. E spesso solo l’etichetta è stata apposta in Europa o nel Regno Unito, anche per grandi marche “made in Italy”. E gli ufficiali doganali lo sanno molto bene.

Dobbiamo arrenderci. L’accordo tra il Regno Unito e l’Europa non si applica ai traslochi. Questa è la triste verità.

Portare l’auto/moto oltre confine in viaggio

Molti clienti, quando valutano le diverse opzioni per il loro trasloco, si rendono conto che spedire una vettura (soprattutto una macchina) comporta un costo. Non è quindi strano che decidano di cogliere l’occasione per fare un viaggio attraverso l’Europa con la propria auto, unendo l’utile al dilettevole. In questo modo, risparmiano il costo del trasporto in camion dell’auto e allo stesso tempo godono di una piacevole vacanza con la famiglia.

Anzi, lo consiglio personalmente (Clemente Bolliger), ho fatto il viaggio più volte tra l’Inghilterra e l’Italia ed è davvero piacevole. Lo raccomando vivamente. Ci sono alcune zone nascoste della Francia che possono essere apprezzate solo in auto o, ancora meglio, in moto.

Tuttavia, bisogna fare attenzione. L’ACI (in Italia) o la DVLA (in Inghilterra) richiederanno il documento doganale del veicolo per poterlo immatricolare nel paese di destinazione e ottenere le relative targhe.

Questo significa che semplicemente attraversare il confine nella fila dei turisti (in effetti il termine tecnico è “a seguito turista”) non è sufficiente. Dovrete fermarvi presso un ufficio doganale e dichiarare l’importazione dell’auto, svolgendo una vera e propria procedura doganale. E…. Ricordatevi che una procedura doganale è sempre composta da due fasi: una nel paese di origine e una nel paese di destinazione (la export e la import).

Noi di Bolliger UK non ci occupiamo dell’immatricolazione dei veicoli, poiché ci sono tante agenzie specializzate che si occupano solo di questo. Tuttavia, volevo fare questa precisazione. Se desiderate portare l’auto con voi durante il viaggio anziché consegnarla a un traslocatore, chiedete alla vostra agenzia che vi seguirà per l’immatricolazione come procedere al meglio e dove recarvi per svolgere le pratiche doganali. Inoltre, è importante assumere l’agenzia prima di partire dal paese di origine: vi risparmierà molti mal di testa.

Articoli che non possiamo spedire

Ci sono alcuni beni che non possiamo spedire per motivi doganali, assicurativi o che possono essere inviati solo in quantità molto limitate. Ecco una lista di tali beni:

Beni che non possiamo spedire per motivi doganali:
– Piante vive
– Narcotici
– Animali vivi
– Animali imbalsamati
– Salme
– Avorio in qualsiasi forma
– Alimenti
– Mangimi per animali
– Semi
– Pellicce
– Armi da fuoco
– Munizioni
– Esplosivi
– Materiale radioattivo
– Armi bianche (come lame, pugnali o spade)

Si prega di notare che i coltelli da cucina possono essere spediti tranquillamente.

Beni che non possiamo spedire per motivi assicurativi:
– Valuta
– Collezioni di monete
– Lingotti d’oro o di altri metalli preziosi
– Gioielli
– Orologi di pregio
– Oli per autovetture

Beni che possiamo spedire, ma solo in quantità molto limitate:
– Medicine (ad uso personale)
– Tè
– Spezie
– Lame ornamentali (ovvero lame non affilate)
– Repliche giocattolo di armi da fuoco
– Fucili da paintball

















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Custodia Mobili

Se aveste bisogno di deposito per breve tempo mentre siete in viaggio verso la vostra destinazione permanente o se aveste bisogno di una soluzione di deposito a lungo termine, disponiamo di svariati magazzini sia Inghilterra che in Italia per un totale di oltre 15,000 metri quadrati per accogliervi. Possiamo conservare in tutta sicurezza qualsiasi cosa, dagli arredi alle attrezzature, ai documenti importanti fino alle belle arti.

Indirizzo

Bolliger UK Ltd
Units 9 & 10
Ashford Business Complex
166 Feltham Road
TW15 1YQ
Ashford
London, UK

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Freephone: 0800 012 4426 UK only
Email: info@bolliger.co.uk
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