Pronti per la Brexit

Come tutti gli espatriati Italiani sanno, la Gran Bretagna lascerà l’Unione Europea il 31 Gennaio 2020. Cosa non è risaputo però è che entreremo in un periodo di transizione che durerà probabilmente fino a Dicembre ’20. Durante questo periodo di transizione, la UK continuerà a seguire le norme EU, e (a quanto pare), le barriere doganali rimarranno dormienti.

Ma ad un certo punto, nei prossimi 11 mesi, la probabilità è che verranno erette le barriere doganali dell’era pre-UE.

Fin quando il cittadino italiano residente nel UK prosegue con la sua vita normale, tutto rimarrà silente e probabilmente la nostra vita sarà toccata solo lievemente.

Tuttavia, nel momento in cui i cittadini Italiani della Gran Bretagna avranno necessità di spostarsi oltremare, magari rientrando in Italia, ecco che uno dei mal di testa della Brexit si manifesterà.

Molti lettori non si ricorderanno com’era l’Europa di una volta, ne’ tantomeno sapranno cosa comportasse svolgere un trasporto con dogana. Era un vero inferno burocratico, soprattutto sul lato italiano.

Ormai vivendo qui nell’UK da qualche settimana/mese/anno molti di noi si son dimenticati (anche volentieri) di quanto farraginosa, illogica ed infuriante fossero le burocrazie della nostra terra madre. Ma è un ricordo che tornerà senza dubbio a fuoco nel momento in cui un nostro connazionale si accingerà ad organizzare un trasporto od una spedizione a casa in Italia.

Partiamo da un presupposto molto semplice: se una azienda oppure un privato (tutti insomma) spedisce un qualsiasi oggetto oltre un confine doganale, il paese di destino ha il diritto di far pagare un tassa di qualche sorta al proprietario della merce spedita. Sia che siano beni usati / beni nuovi / ad uso domestico/ a fini commerciali / degli animali vivi / fatti di marmellata etc…. lo stato che riceve ha il diritto di applicarci delle tasse e dei dazi in base a dei propri criteri di calcolo. E questo concetto è la pietra portante del trasporto internazionale. Mettiamocelo in testa.

Adesso, detto questo, la stragrande maggioranza dei paesi civili concede all’individuo privato il trasporto dei propri beni nel contesto di un trasloco esentasse. E l’Italia fa parte di questa collezione di paesi civili. Ma a delle condizioni molto specifiche; ed in virtu’ di quanto detto sopra, se queste condizioni specifiche non sono evase si ritorna automaticamente alla posizione di default: ovvero che il proprietario della merce dovrà pagare delle tasse. È importante capire che negli occhi dello stato, l’esenzione alle tasse ed i dazi di importazione è un’eccezione, non la regola.

Essenzialmente, lo stato italiano dice “OK, se tu mi dimostri senza alcuna ombra di dubbio che stai traslocando in Italia, nel vero senso della parola, allora ti permetto di schivare le tasse ed i dazi”. E giustamente e ognuno di noi timorosamente chiediamo “e come possiamo dimostrartelo?”

E lo stato risponde molto tranquillamente: “Beh, dato che da buon cittadino Italiano, quando ti sei trasferito all’estero ti sarai sicuramente iscritto all’AIRE (Albo Italiani Residenti all’Estero) e pertanto hai automaticamente cancellato la tua residenza dall’Italia, adesso per rientrare non devi fare altro che andare al tuo consolato italiano ed informarli che ti vuoi disinserire dall’AIRE richiedendo un Certificato Consolare di Rimpatrio. Poi dovrai fare domanda di presa residenza (anche detto <>) al tuo comune di destino una volta che sei approdato in Italia. Con questi due documenti possiamo fare la dogana duty-free del tuo trasloco. Semplice, no?”.

Sentendo queste parole ognuno di noi si è lentamente impallidito…. Fino al momento in cui siamo esplosi con un “COSA?! E chi aveva mai detto che mi sarei dovuto iscrivere all’AIRE? Cioè vorrei ricordarti, caro stato italiano, che quando mi sono trasferito eravamo tutti nell’UE, ovvero eravamo una sorta di super-paese. Perché mai mi sarei dovuto iscrivere all’AIRE?”

E questa è la situazione comune al 99% degl’Italiani residenti nel UK.
Ma non disperiamoci, perché anche se l’iscrizione all’AIRE è il modo più semplice per dimostrare al consolato che abbiamo vissuto fuori dall’Italia per più di un anno e che vogliamo rientrare in Italia: ci sono anche altri modi per implorare al consolato di produrci un Certificato Consolare di Rimpatrio che attesti la nostra permanenza all’estero e che, pertanto, il nostro rientro in Italia è un legittimo trasloco.

Adesso, è importante sottolineare che come soddisfare i requisiti che permettono l’emissione di un Certificato Consolare di Rimpatrio è a discrezione del consolato e, soprattutto, del funzionario del consolato con cui si intraprende il dialogo. Ma a seguito di molteplici conversazioni con clienti che si sono trasferiti da paesi diversi dal Regno Unito (ricordiamoci che il consolato italiano di Londra/Manchester etc non emettono un certificato consolare di rimpatrio da oltre 20 anni), i metodi più comuni per dimostrare che avete vissuto all’estero da più di 1 anno sono:
• Lettera dal vostro datore di lavoro (il consolato potrebbe chiedere una copia del contratto di “employment”)
• Delle utenze o estratti conto della vostra banca indicando il vostro indirizzo all’estero.

Detto questo, non è impossibile che il consolato vi possa chiedere copia del vostro “pre settled status” / “settled status”.

Insomma, sappiate che la Brexit avrà sicuramente un impatto su noi comuni mortali e che coloro che hanno necessità / desiderio di rientrare in patria avranno del filo da torcere. Quando? Ancora non si sa’, ma è all’orizzonte. Ma la verità è che con un pochino di pazienza (e magari due-tre passaggi al consolato) tutto si risolverà. E comunque vada, noi qui in Bolliger siamo al vostro servizio per guidarVi.

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